mercoledì 13 luglio 2011

Si sono arrubbati a Garibaldi. Questa è Napoli.


Si prendano le parole, le si sposti e le si rimetta a posto, così il lettore comprenderà ciò che la mia penna vuol  far intendere.

Per poco non mi sedevo sulla faccia allampanata del “Ligabue de noantri”, povero il mio sedere!
Un tale Raffaello Migliaccio , al secolo “Raffaello” , cantante neomelodico, arrestato per una caterva di reati. Il quotidiano metteva la notizia in prima pagina nei giorni caldi della manovra finanziaria e del Lodo Mondadori, il lettore doveva essere informato, il pluralismo andava garantito… e io che per poco ho temuto che quel tale neomelodico fosse diventato ministro! (la nomina di un ministro merita il gran titolo , foto e un ricco editoriale)… lettore mio , di questi tempi ogni timore è causa d’affanno!
Ho spostato dolcemente il quotidiano ,  voltato la carta stampata per evitare ulteriori spasimi e finalmente le mie terga hanno trovato riposo sullo scomodo sedile del bus che dal mio paesello di Provincia conduce alla metropoli. Faccio per aprire un libricino quando…
-S’hann arrubbat a Garibald!-
Una voce roca proveniente da un angolo del pullman fende i miei pensieri. Penso: s’hann arrubbat a Garibald!? Faccio fatica a trovare un significato plausibile per queste quattro parole.
Mi volto. Un vecchio scafandro , fasciato di nero , giace infagottato sull’ultimo sedile del veicolo.
Come sono solito fare , per fissare i pensieri o focalizzare le immagini, socchiudo gli occhi quel tanto che basta per evitare la luce e raggiungere la figura. Con mia sorpresa scopro che si tratta di un essere animato, sembra un uomo, anzi lo è! Pardon è una donna!
La fisicità non l’aiuta e se dovessimo curarci di quel che Lombroso va cianciando andrebbe classificata come  “soggetto ad alta pericolosità criminale”. A me pare una poco graziosa fanciulla, costretta in un paio di leggins neri peggio della pece e una t-shirt un po’ allargata su cui campeggia la Monroe che , ahi lei, ha preso qualche chilo.
Insomma , lettore mio, a suo dire qualcuno avrebbe rapito Garibaldi, non quello in carne ed ossa per carità!, pace all’anima sua, ma la vecchia e annerita statua che si inerpica tra i palazzi , i marciapiedi e gli affollati tram dell’omonima piazza. Dice che  l’hanno portata via in elicottero, l’altro ieri o l’altro ancora.
        Ma qual apparecchio ? So benut co na camionetta a sej rote-
E’la frase stizzita e quasi indispettita di una vecchia signora che sostiene animatamente la sua tesi , adduce prove come fosse davanti ad un pubblico ministero , ottiene l’approvazione di tre o quattro comari del sedile retrostante. E’soddisfatta ,anzi inorgoglita.
-          Chill De Magisttriììs s’ha vo mettere a piazza Municipio! , annanz e funtanell!-
Un vecchio sulla sessantina, vestito di tutto punto, con una dentiera curatissima e un fazzoletto candido che svetta dal taschino e per questo rispettabilissimo agli occhi dei miei compagni di viaggio , con la sua frase porta lo scompiglio.
Improperi da ogni parte si alzano contro il neoeletto sindaco, lo scafandro nell’angolo pronuncia con il ritmo d’una mitragliatrice parole a me incomprensibili, le cinque comari si torcono sui sedili troppo piccoli per cotante corporature, schiamazzi, urla , tre o quattro “Maronne” e “San Gennaro” invocati da ogni dove. E’il caos. La guerra civile.
Poi però  le porte si aprono , il caldo afoso di metà Luglio invade l’ambiente , le comari si accalcano, Merylin si fa strada e il vecchio impettito scende per ultimo, l’assemblea clandestina è presto sciolta. I propositi rivoluzionari sono presto sopiti, i capopopolo si perdono per le strade di Napoli.
Sono sul lastricato della Piazza , cerco l’eroe dei due Mondi , non ne scorgo la sagoma imponente e neppure  il basamento in pietra, temo il peggio . Al suo posto si erge un enorme scatolone bianco, sembra una vecchia ciminiera piazzata nel bel mezzo della Città . Sono incazzato nero.
I Capopopolo tenevano ragione e io l’ho sberleffati! Possa punirmi Iddio! non potevo immaginare, questo Giggino non me lo doveva fare!
Non faccio in tempo a prendere un altro bus che intorno alla “ciminiera” prende vita un mercato improvvisato, si accalcano decine di stranieri , in gran parte marocchini , tunisini , arabi , donne  e uomini dell’est. Su valigie di cartone, vecchi teli consumati, sporche scatole di latta , sull’asfalto ormai rovente è esposta ( mi passi il lettore questa forzatura) merce d’ogni specie. Vecchie scarpe, orologi senza cinturino , calzini consumati,  biro e sporchi portapenne, gonne e pantaloni di seconda mano , monili e trucchi usati. Un mercato apparecchiato sull’asfalto di Piazza Garibaldi per qualche quarto d’ora, un mercato di disperati, dove non c’è la logica di scambio, dove si vende quel che si può , dove tutto puzza , tutto sa di strada, tutto è lordo.
Non mi stupisco. In quell’ alveare cittadino tutto è lecito , tutto è consuetudine e anche questo passa inosservato ai quattro vigili della piazza.
 Ma un sussulto mi scuote quando intravedo, dietro un albero, mezzo rinsecchito, una donna sulla cinquantina litigare animatamente con un venditore forse arabo. Il motivo del contendere a quanto pare è il prezzo della merce.
Non posso crederci! Qua il mondo va capovolgendosi! , urla qualcuno dentro la mia mente.
Quella signora l’ho vista tre giorni prima in un’antica chocolaterie del Vomero , vestita di tutto punto , con un tailleurino di Chanel  che , con la boccuccia a “culo di gallina”, sciorinava a manca e a destra tutto il suo sapere, facendo vanto  delle abilità acquisite in una famosa  pasticceria di Montmarte in quel di Francia, dove aveva soggiornato per tre anni sulle spalle del marito.
Era uscita dal negozietto con bon bon e praline d’ogni sorta, tenendo nell’altra mano tre buste d’un ricamificio fiorentino. Possa Iddio fulminarmi se non era lei!
Quella vecchia instupidita dal liquore dei mon cherì che mangiava con tanta foga , era lì , nel mezzo della piazza infuocata dall’impietoso  caldo estivo  e ,grondante in ogni dove ,giocava al ribasso sul prezzo d’un paio d’orecchini finto oro con quel poveraccio venuto da chissà quale inferno.
Mi sento inebetito, vado barcollando, tastoni cerco l’uscita del bus , scendo.
Mi ritrovo nell’atrio della Facoltà .Che cazzo di freddo! Stramaledetti condizionatori.
Mi aggrappo alla porta dell’aula , il prof. è già in cattedra.

-          Terribili vicissitudini stanno interessando la nostra giurisdizione, le peggiori che Io nella mia consumata carriera abbia mai vissuto!-

Povero vecchio ! Dovrebbe saperlo che lì fuori è l’inizio della fine. Altro che giurisdizione, qualcuno dovrebbe dirgli che il cantante Raffaello è diventato un gran ministro, le sciurette vomeresi fanno compere davanti alla stazione appellandosi alla clemenza di  quattro disperati  per avere un po’ di sconto.
Lui però continua.
Insiste sulle forzature al nostro sistema , le riforme insostenibili, vogliono persino abolire gli ordini!
-          Queste sono ruberie belle e buone ! – esclama.

Io d’istinto, sento ribollire quel po’ di sangue che m’è rimasto, m’arrampico sulla sedia ,m’ alzo con violenza e prendo la parola.
- Professò ! Ma quali ruberie e ruberie! Ma vuje o’ sapite che la for s’hann arrubbat a Garibaldi!-

Il silenzio scende nell’aula. Per qualche secondo , solo il gelo dei condizionatori. Poi una sonora risata.

Questa è Napoli. O almeno quella di chi scrive.


P.S. Non tema il lettore , la statua dell’ Eroe Garibaldi è ancora lì , impacchettata per i restauri , nessuno l’ha portata via. Grandi aerei e imponenti mezzi di locomozione esistono solo nella fantasia dei Napoletani, come dalla mia fantasia provengono alcune, e solo alcune, delle vicende qui narrate.

lunedì 30 maggio 2011

Abbiamo scassato. E' finita un'era.

Sono nato quando la prima Repubblica è finita. Sono nato quando Falcone e Borsellino sono morti. Sono nato quando l’Italia aveva il mito di Berlusconi, l’imprenditore milanese che da palazzinaro improvvisato ma ben riuscito è diventato la politica in Italia.
Ho vissuto gli anni della prima consapevolezza con Berlusconi al governo. La mia parte politica è sempre stata antiberlusconiana .  Berlusconi era la tv , Berlusconi era il calcio , Berlusconi era il governo, la morale e l’antimorale, il cattolicesimo e il laicismo , la destra e il centro, San Pietro e Berzebù.
Tutto , vorticosamente , ha sempre ruotato intorno a Silvio, è stato per 17 anni l’ossessione e il diletto degli Italiani.
… e mica so ricco come Berlusconi … e mica tengo le donne che tiene Berlusconi … i miei capelli so veri, mica come quelli di Berlusconi … non tengo le ville di Berlusconi … e chi sò Berlusconi!?!
La mia generazione è nata , cresciuta vissuta con Berlusconi.
Berlusconi è il figlio dell’Italia degli anni ottanta, Berlusconi è l’ultimo escremento della vecchia classe dirigente a cui hanno tirato la cera, è l’esponente dell’ultimo potere rimasto in piedi nell’Italia post-tangentopoli : la ricca imprenditoria , affaristica e collusa, del nord Italia , che s’era aggrappata al mito socialista e allo snervante equilibrio democristiano.
Sua bassezza esce dalla sottana di Craxi quando il vecchio Bettino si “arricetta” , si fa largo e s’impone come un bel prodotto di nuova marca che promette miracoli.
 Silvio lava bianco che più bianco non si può , dove c’è Silvio c’è casa, il presidente operaio, un milione di posti di lavoro … sapreste trovare l’intruso? Io qualche difficoltà l’avrei.
Diciassette anni sono tanti e sufficienti per cambiare perfino il Bel Pese  , sono troppi per disegnare il progetto di un’Italia nuova sena poi realizzarla.
Un Berlusconi più vero e meno truccato, più umano e meno cartonato , andava dicendo nel ’94 , forse credendoci davvero : “Scende in campo l'Italia che lavora contro quella che chiacchiera. L'Italia che produce contro che quella spreca. L'Italia che risparmia contro quella che ruba. L'Italia della gente contro quella dei vecchi partiti. Forza Italia per costruire insieme il nuovo miracolo italiano” .
Il miracolo non s’è fatto, il sangue non s’è sciolto e buonanotte ai suonatori.
In diciassette anni l’imprenditoria delle grandi famiglie italiane è scomparsa, s’ è ridotta a poca roba che d’italiano conserva solo il nome, Craxi riposa in pace  ad Hammamet e  la tv commerciale ha fatto il suo corso , anche lì i grandi sono andati tutti via, quelli che quando Silvio “scese in campo” lo sostennero, perché ci credettero davvero, ci credette Mike , ci credettero i Vianello e anche la bella Ambra tra le quattro scosciate di “Non è la Rai”.  Insomma è rimasto solo il vecchio Milan , ma lì conta il piede, la squadra e la fatica vera. 
L' Italia che Berlusconi aveva creato , sostenuto , osannato non c’è più e quella che è rimasta non ci crede.
Anche mia nonna quando è uscito sul mercato lo sgrassatore Chantecler ( Il Gallo del pulito!!) ha pensato che il vecchio fustino non servisse più, son passati dieci anni e lo sgrassatore non sgrassa o come direbbe lei è più acqua che detersivo ed è tonata al vecchio fustino.
Hai voglia di sgrassare panni in diciassette anni!
Eppure , qualcosa è cambiato, d’improvviso le massaie si sono ridestate.
Il figlio del cambiamento è nato tra Napoli e Milano, un po’ come il nipote di Bellavista che per non scontentare né il professore né Cazzanica è nato tra in aereo, appunto tra Napoli e Milano.
E’ sfiorito il sistema, insomma il Re è rimasto nudo.
Solo . Senza tutti i fronzoli, senza tutti i costumi ,i  reggipetti e perizomi delle quattro ballerine del quinto canale, senza i moderati che avevano creduto.I teatranti se ne sono andati e Silvio è rimasto solo, proprio perché Silvio non era altro che il suo contorno, la corte osannante che ora cerca la via di fuga.
Sarebbe potuta andare diversamente?
Penso di si.
Se Berlusconi fosse stato Berlusconi. L’imprenditore in politica.
Se ci avesse risparmiato la berlusconizzazione  dell’Italia.
Berlusconi ha portato con sé il berlusconismo, il leaderismo in politica che mai ha davvero caratterizzato la politica Italiana , la politica non è un leader essa deve servirsi dei leaders , quando si genera la simbiosi tra i due concetti il finale è gia scritto, non v’è alternativa che le Idi di Marzo.
Il solito lettore arguto dirà che si tratta solo di amministrative , che il governo del paese è cosa diversa.
No. Non in Italia. 
Dove la caduta della prima Repubblica è stata annunciata dalla sconfitta del socialismo a Milano nei primi anni novanta.
Ancora Milano, oggi come allora . E poi Napoli , simbolo d’una sinistra sul cui cadavere troppi sciacalli si sono avventati dimenticando i momenti d’oro d’un sindaco che negli anni novanta si fece valere.
E’ davvero la fine?
Si.
La sconfitta è vera, è piena , ineludibile, perché arriva dal basso . Non si consuma nella chiama d’un voto di fiducia. Non ammette scusanti. Non ammette sondaggi , chiacchiere, sberleffi.
L’aureola è caduta quando nessuno ci credeva. Perché l’Italia è così , gli Italiani sono così. E il Caimano non comprende , minaccia , sbraita, non sceglie  tra sé e il futuro del Paese ma l’Italia ha già scelto.
Mentre loro , o meglio , i suoi …Urlar li fa la pioggia come cani; 
de l'un de' lati fanno a l'altro schermo; 
volgonsi spesso i miseri profani.

lunedì 9 maggio 2011

Giovanni Palumbo: Crescere scrivendo.


“Crescere Scrivendo” , una raccolta di poesie che raccontano i tempi della vita , le emozioni e i pensieri di un giovane  animato da sentimenti sinceri, nutriti dalle aspettative e i “turbamenti” tipici dell’adolescenza. Giovanni Palumbo è un amico che , senza troppe pretese, senza mai eccessi e soprattutto senza la presunzione dei tanti che si pensano consumati scrittori per aver retto la penna qualche ora di fila, ha pubblicato questo libello  che nel sottotitolo offre al lettore la lente attraverso cui guardare ai versi : “Amor Anima Vitae”.
Il suo è un piacevole esempio di scrittura fresca , sincera e mai esasperata  che sa, attraverso quelli che Giovanni nella sua premessa definisce “personalismi” parlare alla società “sorda al grido di libertà”.
Di seguito riporto al lettore la poesia che , più d’ogni altra, ha saputo toccare le corde dell’interiorità di chi scrive, forse per quelle affinità che la mente o il cuore hanno voluto cogliere tra la sua e la mia penna.

Angelica visione.

Perdevo il mio sguardo nel tenero azzurro,
seguendo col pensiero un volo pacato;
la luce splendeva negli occhi di lei,
poggiata alle spalle del cielo,
che volteggiava con candide piume.
Non rise , non pianse , non disse parola :
soltanto uno sguardo per farmi morire.

                                                  Giovanni Palumbo
                                                    3, giugno, 2009

martedì 26 aprile 2011

Rosa è morta senza capelli.

Rosa faceva la sarta.
Avevo dieci anni o poco più quando nonna mi accompagnava da Rosa , i pantaloni erano sempre da rattoppare, i calzini sempre scuciti.
Rosa non prendeva mai più di cinque o dieci euro.
Silenziosa , tanto ,  troppo. Me ne sono convinto non molto tempo fa.
Troppo per una famiglia così malandata come la sua, per un marito senza lavoro, per il suo padre accattone.
Rosa s'era sposata giovane, aveva ventun'anni e già aspettava un bambino, Francesco.
Nessuno ha mai saputo molto di lei , donna lavoratrice anzi faticatrice come pochi.
Nonna conserva ancora una sua foto, nel cassetto del comò , quello della biancheria che sa di lavanda mai cambiata, anche quella foto sa di lavanda , come tutte le cose di nonna. Insomma una vecchia foto, una sbiadita polaroid , che ritrae un matrimonio lontano nel tempo.
Tutti i colori sono opachi tranne il bianco dell'abito di nonna, col velo che poi è stato di mamma, e la coroncina di candide roselline; al suo fianco c'è nonno costretto in un tight  finto ottocento; più in basso , dietro una torta a tre piani spunta una bimba, acconciata come s' usava. È la piccola Rosa; il volto magro ma colorito , la bocca sottile che sembra tinta di rosso ciliegia, la chioma riccia e folta.
Al suo matrimonio Rosa ci andò con un vestito usato , noleggiato in paese da una vecchia sarta che oggi ha cent'anni e il destino , faccendiere spietato, volle farla maestra di Rosa. La donna le insegnò ad usare ago e cotone , a tagliarsi le mani col filo sottile, a tenere la schiena piegata senza lamentare dolore, senza lamentare stanchezza.
Luigi ,  dal giorno che la ebbe in sposa ,non ha mai lavorato davvero.
Qualche lavoretto l'ha fatto , roba di poche ore, per quattro soldi. Pochi euro che avrebbero potuto tanto  se  non si fosse pensato un capace imprenditore che le vicende della vita non vollero fare agiato uomo di provincia. 
Di notte , quando Rosa dormiva con Francesco tra le braccia  , perché le stanze erano poche e troppo piccole per piazzarci un lettino, lui usciva con quel litro di benzina che Rosa gli pagava ,raggiungeva tre o quattro prostitute , tra l’altro attempate, mai belle come Rosa. Con loro si fingeva ciò che mai fu capace d’essere, un ricco uomo che scialacquava i suoi averi per il diletto della carne .Luigi andava a puttane con le diecimila lire che Rosa prendeva per cucire una camicetta su misura,pagava un bocchino con i soldi del latte in polvere per svezzare Francesco, perche il seno di Rosa ne era privo, il dottore diceva  per il troppo stress, ma questo Rosa non lo aveva mai raccontato a Luigi. 
Rosa sapeva del marito ma ha sempre taciuto.
Perché l’ha fatto? Perché l’amava . Amava Francesco che oggi ha diciott’anni e sta in seminario e ogni giorno passa sotto la mia finestra piangendo, prega per la mamma che otto anni fa ha perso.
Un sabato di maggio di qualche anno fa nonna scese nel primo pomeriggio. Il caldo era terribile ,il sole infuocava le strade, cuoceva la carne dei quattro muratori che lavoravano al palazzo di fronte .Le finestre delle case erano tutte chiuse , anche la polvere era ferma a mezz’aria. 
Mia nonna ha la lucidità di una ventenne ma rimane donna d’altri tempi e gli abiti da cerimonia li vuole su misura.
-     -Rosa mi deve fare il vestito  per il matrimonio di mia nipote- , le sentì dire prima che scendesse.
Nel piccolo vicolo il tacchettio delle sue scarpe prodotto dai passi ben assestati aumentava la solennità della sua figura; la vidi giungere davanti alla porta di Rosa, busso più volte, nessuno rispose. 
Fermò una vecchia. Le parlò a lungo. Poi si incamminò verso casa.
Rosa era stata ricoverata per una crisi respiratoria. Dalla bocca di mia nonna non uscì una parola di più.
Qualche settimana più tardi vidi per la prima volta nella mia vita nonna piangere. Teneva un rosario tra le mani, lo sgranava con forza, pregava la madonna, le sue labbra pronunciavano in un sibilo mille preghiere.
Mi guardò dalla sua poltrona. – Rosa sta morendo, tiene un tumore-.
Quella vecchia donna s’era affezionata alla sarta silenziosa come mai avrei pensato, aveva odiato il marito, le era stata madre pur non essendole avvinta nel sangue.
Quel giorno maledissi il Creatore, perché si prendeva una santa. 
Alle quattro del pomeriggio Rosa morì.Nonna corse giù per il vicolo, entrò nella camera da letto della donna , spalancò la finestra che è proprio di fronte a quella di mia madre. E come la mamma catanese le aveva insegnato spalancò anche le porte, scese in strada e per tre volte urlò :
“Rosa!, Rosa! , Rosa!”.
Mia sorella ch'aveva cinque anni entrò nella sua stanza, s’avvicinò alla finestra che era dirimpetto a quella spalancata da mia nonna ,poco dopo la  la sentì correre verso la mia camera.
Urlò con l’innocenza che è compagna di ogni fanciullo: - Corri , vieni a vedere Rosa è morta senza capelli!-



venerdì 22 aprile 2011

San Sebastiano al Vesuvio,binari morti di risposte non date

Quando, qualche mese fa, ho iniziato a scrivere in questo spazio virtuale non avrei mai pensato che in così tanti vi sareste affezionati ai miei scritti.
Il povero lettore che ha avuto la “costanza e lo stomaco “ (scusi il visitatore raffinato la trivialità delle mie parole ma alle espressioni “incendiarie” ci sono avvezzo) di spulciare tra queste pagine ha più volte letto dei fatti di paese, della vita di paese e delle vicende che appartengono alla mente e al cuore di chi si sente paesano.
E’ ben evidente che chi regge la penna è paesano e spesso parla per partigianeria, talora in virtù di quella , per qualcuno insana ma per me virtuosa, costruzione di pensiero e di vedute che il paese fornisce.
Più volte tra le righe del racconto ho fatto riferimento a realtà che m’appartengono, da cui sono animato e che mi fanno da inchiostro inesauribile, seppur mai abbia spinto il lettore, per rispetto della mente sua e dei fatti veri ,oltre il limite del verosimile che è baluardo di chi,per timore e per amore di chi legge, si nasconde.

Questo non è il racconto che nasce dalle fantasie mie e dai miei pensamenti (non ne ha i toni, lo stile, le armonie), è la riflessione di chi , cittadino e figlio di questa terra , cerca risposte , anzi le pretende.
Chi frequenta gli studi giuridici conosce bene l’importanza della “ricerca e dello scavo” tra le norme, i provvedimenti e in generale gli atti ufficiali e non si sorprenderà delle righe che seguono.
Oggi pomeriggio “scavavo”  , attraverso il portale informatico,  tra gli atti ufficiali del Senato della Repubblica alla ricerca di vecchie interrogazioni parlamentari (il lettore che si trovi disinformato sappia che l’interrogazione è lo strumento di controllo più semplice di cui un parlamentare dispone , volto a far valere la responsabilità politica del Governo nei confronti del Parlamento, si tratta di una semplice domanda che il deputato o senatore rivolge al ministro competente per avere notizie circa la veridicità di un fatto e per comprendere se il Governo intenda prendere provvedimenti in proposito); per la curiosità che mi è compagna , e mi creda il lettore, solo perché condotto da essa , ho digitato “ San Sebastiano al Vesuvio”, ho inoltrato la ricerca e in pochi secondi , con mia sorpresa , sono apparse sullo schermo sette interrogazioni riguardanti , in maniera più o meno diretta, la mia cittadina.
Dirà il lettore arguto … e con ciò?
Mi segua soprattutto questo lettore .
Di queste ,due hanno destato il mio interesse. Entrambe aventi come interrogante il Sen. Michele Florino, al tempo dei fatti appartenente al gruppo di Alleanza Nazionale, oggi iscritto al Movimento sociale Fiamma Tricolore, partito della destra estrema. Formazioni politiche profondamente distanti dalla mia collocazione  di pensiero sebbene siano questi elementi per nulla influenti sulle mie costatazioni ( per amore del vero e per la soddisfazione del lettore arguto debbo riferire che l’ex senatore Florino nel 2008 viene accusato di essere mandante di tre omicidi , a tal proposito la magistratura lavora e noi manteniamo il garantismo che ci appartiene , fiduciosi nel principio della non colpevolezza).
Ebbene il senatore nell’interrogazione del 10 Maggio 2005 dice:
che alcuni organi di stampa nell'edizione pubblicata il 14 aprile 2005 riportano la notizia che la villa di un boss, confiscata dallo Stato sul territorio di San Sebastiano al Vesuvio (Napoli) e destinata a simbolo del recupero sociale, è stata oggetto di atti di chiara matrice intimidatoria per evitarne l'impiego per finalità pubbliche;
che l'immobile in questione è l'ex residenza del "califfo", il ras Luigi Vollaro, padre di uno dei più pericolosi camorristi della zona vesuviana, che estendeva le radici del suo potere da Portici a San Sebastiano al Vesuvio;
che la villa era diventata parte del patrimonio indisponibile del Comune di San Sebastiano al Vesuvio per essere destinata, grazie ad un finanziamento pubblico di due milioni e mezzo di euro, ad hotel per anziani;”
Rivolgendosi poi al Ministro degli Interni chiede se questi sia a conoscenza dei fatti e “se beni confiscati alla camorra a seguito di complesse e qualificanti indagini di organi di Polizia possano essere abbandonati al degrado o, peggio, restare nella disponibilità di fatto degli stessi camorristi”.

L’interrogazione risale alla seduta 795 del Senato ,XV legislatura, come ho sopra riferito , a oramai sei anni fa.
La mia domanda è la stessa del senatore , parte però dalla voce di un cittadino.
Per tutto l’inverno ho percorso la strada su cui la villa si affaccia, l’ho fatto per raggiungere una mia amica e con lei spostarmi a Napoli per seguire i corsi universitari; ogni mattina mi sono posto le stesse domande : perché quella villa è lì , perché in quello stato , perché non si renda giustizia  in modo esemplare , come sarebbe opportuno , perche non lo si faccia per la  società di diritto , per i  cittadini veri , quelli giusti, per rispetto alle indagini, alle vittime di quella gente.
Probabilmente qualcosa accade, qualcosa “tra le carte si muove”, conosco bene le lungaggini del sistema nostrano, infatti la mia è solo una domanda.

La seconda interrogazione del Sen. Florino è quella che più ha destato le mie perplessità , che ha fatto nascere in chi scrive forti interrogativi, su essa non esprimerò commento alcuno,  le domande lascerebbero il posto alla polemica, che taluno potrebbe ritenere pretestuosa o presuntuosa, figlia di una volontà che non m’appartiene e tantomeno voglio mi sia imputata.
Le parole usate dall’interrogante nascono , probabilmente, dal pregiudizio politico, sono forse espressione di accuse prive di fondamento se non di ingannevoli insinuazioni; il mio intento non è cercare o scavare oltre la lettera, nella melassa del malizioso e del provocatorio, cerco solo risposta alla lettera. La cerco da chi probabilmente ha tentato di darla ma essa non ha avuto la forza di giungere sino a chi vi scrive.
L’interrogazione ebbe luogo il 15 giugno del 2004 (seduta 615 del Senato della Repubblica) , i riferimenti ai nomi e ai “personaggi” sono tanti , non quelli destano il mio interesse bensì i fatti ad essi legati, non sono preso dalla bramosia del pettegolezzo ma dalla voglia di una risposta, che tra gli atti ufficiali non risulta figurare( io nella mia ricerca, pur accurata, non l’ho trovata), sappia chi si ritiene destinatario di queste parole che rispondere è il dovere di chi milita, lo spirito di chi serve lo Stato, la rivincita di chi si ritiene calunniato.

- Al Ministro dell'interno. -
Premesso:
che il comune di San Sebastiano al Vesuvio, una volta conosciuto come la "piccola Svizzera", è stato nel corso degli ultimi 30 anni amministrato, senza soluzione di continuità, da membri della famiglia Capasso: una vera e propria oligarchia con una gestione dell'ente a carattere familiare e personalistica, tale da far conferire alla cittadina vesuviana il nuovo appellativo di "la piccola dittatura",
che Giuseppe Capasso, costretto dalla legislazione elettorale a lasciare la poltrona di Sindaco dopo due legislature, ha transitoriamente posto a capo dell'amministrazione un suo fedelissimo subalterno e si è candidato per le prossime elezioni provinciali;
che il medesimo Capasso ha pubblicamente dichiarato che se non dovesse essere rieletto alla Provincia di Napoli sarà di nuovo candidato a ricoprire la carica di Sindaco per altri dieci anni;
che le amministrazioni comunali capeggiate dai Capasso e dai propri adepti, già collegati ai socialisti della prima Repubblica e a quanto consta all'interrogante oggi vicini alla Margherita, avrebbero realizzato presso il Comune di San Sebastiano al Vesuvio, grazie a quella che all'interrogante appare una sorta di inspiegabile immunità giudiziaria, un piccolo comitato di malaffare che "regna e governa" in modo indisturbato,
si chiede di conoscere se corrisponda al vero :
che l'attuale vicesindaco e assessore, sig. Gaetano Panico, meglio conosciuto come "Gaetan a' mazzett", considerato adepto e persona di copertura della famiglia Capasso (Capasso è stato testimone di nozze del figlio, Saverio Panico), abbia un tenore di vita assolutamente non adeguato e non giustificato dalla sua pensione di semplice impiegato dell'ATAN (oggi ANM). Lo stesso infatti sarebbe proprietario, tra l'altro di:
3 appartamenti, 2 grossi garage ed un ufficio in Viale del Progresso;
una proprietà in Via Palmeri;
un ufficio in Piazza della Concordia;
uno o più appartamenti nella cooperativa Vesuvio in Viale della Pace;
una casa per le vacanze a Praia a Mare (Cosenza);
quote ed interessi in svariate attività e situazioni; sarebbe inoltre il vero titolare e proprietario di ben 8 (e forse più) agenzie di viaggio, tra cui Family's Tour, sita in Via Giolitti 15 a Casoria e in Via Piromallo, 39 a San Sebastiano al Vesuvio; Hamilton Travel, sita in Napoli - Centro Direzionale is. F/11; Aironjet Viaggi, Via Santa Brigida, 13 a Napoli e presso il centro il TARI Marcianise (Caserta); Jampa Travel e Società Turistica Scientifica, Piazza della Concordia, 21 a San Sebastiano al Vesuvio, e di un'altra agenzia in Via Bernini a Napoli;
beni intestati ai figli, nipoti, parenti e amici;
che l'assessore Panico organizzerebbe ogni anno viaggi e crociere per gli anziani del Comune di San Sebastiano al Vesuvio (con il contributo economico comunale) senza gare di appalto, con affidamenti a trattativa privata in violazione della legge, lucrando e approfittando della sua posizione;
che lo stesso assessore risulterebbe essere il primo sponsor (politico e non) di una fiera campionaria che si tiene nel suddetto comune ogni anno tra fine aprile e inizio maggio, dove l'assessore Panico usufruirebbe gratis di numerosi stand pubblicitari per promuovere le sue agenzie e le sue attività;
che sarebbe in atto sul territorio del Comune di San Sebastiano al Vesuvio un vero e proprio scempio edilizio dovuto e coperto dal Capasso e dal Panico per tornaconti affaristici e elettorali. Un caso eclatante coinvolgerebbe il neo segretario cittadino della Margherita, sig. Giorgio Nocerino, che, sponsorizzato dal comitato di potere (Capasso - Panico) e approfittando della sua neo carica, avrebbe avviato la costruzione di opere abusive molto evidenti e che fino ad ora nessuno si è sognato di denunciare o di bloccare. Si tratta di una costruzione abusiva e di un vero e proprio appartamento sviluppato in verticale che si sta ultimando presso la proprietà del suocero di Noverino (dove risiede lui stesso);
che altri abusi edilizi sarebbero in corso di realizzazione da parte di:
Ignazio Di Sarno, all’angolo tra viale del progresso e Via Matteotti. La costruzione abusiva è sottostante le terrazze del Belvedere ed è visibile da tutti: non solo dai vigili urbani ma anche dagli operatori del Corpo forestale e della cooperativa che lavora per il Parco nazionale del Vesuvio, i cui uffici sono proprio di fronte al manufatto abusivo in corso di realizzazione;
Giorgio Noverino, segretario cittadino della Margherita, si sarebbe reso responsabile di un vero e proprio capolavoro di alto abusivismo: infatti avrebbe prima acquistato (forse intestandolo alla moglie, Maria Di Sarno), all'incrocio tra Via Matteoli e Viale degli Ulivi, di fronte all'ufficio postale, un immobile in pessime condizioni composto da un piccolo esercizio commerciale e da una piccolissima abitazione, e come per magia la piccola abitazione, con accurati lavori abusivi, si è trasformata in 4 o 5 negozi ed è stato creato un ulteriore piano aggiuntivo superiore con appartamento uso ufficio o residenziale;
che sarebbero migliaia i casi di abusi verificatisi negli anni del "governo Capasso": basterebbe fare un giro sommario per il paese e poi fare un piccolo sopralluogo presso l'ufficio tecnico comunale per scoprire la vera realtà e le grosse malefatte che avrebbero caratterizzato l'"era Capasso",
si chiede inoltre di conoscere, una volta accertata la fondatezza dei fatti denunciati:
se il Ministro in indirizzo intenda adottare urgenti iniziative per impedire la reiterazione delle attività delittuose poste in essere dal clan Capasso, Panico, Noverino;
se intenda adottare urgenti iniziative per ripristinare la legalità presso il Comune di San Sebastiano al Vesuvio e per rimuovere le nefandezze di cui è impregnata l'azione amministrativa di quell'ente per effetto delle devianze a parere dell'interrogante volute dal Capasso e dal Panico;
se, in considerazione della gravità e degli illeciti denunciati, non intenda avviare la procedura di cui al comma 1 dell'art. 142 del decreto legislativo n. 267/2000 (gravi e persistenti violazioni di legge) a carico degli amministratori comunali di San Sebastiano al Vesuvio, una volta accertate le connesse responsabilità.

Ndr.
1.       Non conosco Michele Florino.
2.       Chi ritiene che io non sia legittimato ad ottenere una risposta può farlo,  pur adducendo le sue motivazioni.
3.       Il lettore non cerchi oltre lo scritto altri intenti perché , quantunque immaginabili o almeno supponibili, non animano chi scrive.

lunedì 18 aprile 2011

Sono di Sinistra. Aneddoti di un normotipo di sinistra.

(1)
Sono di sinistra.
… Cazzo ha detto di sinistra! Brutto Comunishta!

Primo ho detto di sinistra, secondo pur se fossi comunista , cosa avresti da recriminare, lo vieta la Costituzione?

No.

Dunque?

Eh ma se uno è comunistaaa … bhe è comunista.
(Reazione tipo , di un interlocutore tipo, tendenzialmente disinteressato alla vita politica , ergo Berlusconiano, attenzione non di destra , B e r l u s c o n i a n o !
Rivelare d’essere di sinistra , dalle nostre parti, provoca nell’interlocutore occasionale la medesima reazione che provoca la frase – Sono gay, sono lesbica, stupro le vecchie ottantacinquenni-(non che abbiano elemento morale alcuno di comunanza l’essere omosessuale e darsi alla violenza fisica su donnine attempate).

!)

(2)
Mi dà La Repubblica? Avete per caso ( sottolineo per caso con tono della voce sensibilmente diverso) l’ Unità’

Il giornalaio mi fissa attraverso gli occhialini, accenna un sorrisino donabbondiesco
Sghignazza, lecca il ditino grassoccio , la saliva s’impasta all’inchiostro e caccia una stropicciata Unità.

Grazie, esco.

Penso: Ma vaffanculo , sto democristiano di merda, col suo Panorama mi incarto le bomboniere di cristallo. Stronzo!

(3)
Chi hai votato alle scorse elezioni?
Partito democratico.

E te?
Fanno tutti scifo, tutti la stessa merda.

No forse non hai compreso, chi hai votato alle scorse elezioni?
Ma a chi vuo vutà , è tutto nu magna magna.

( Elettore forza italia-pdl , timoroso di rivelare la preferenza elettorale, motivo?
Ancora debbo comprenderlo, caro lettore, quando vi riuscirò potrò scriverci un saggio. )









lunedì 4 aprile 2011

L'affetto che dimostrate attraverso le tantissime letture è troppo per quanto merita questa scrittura mediocre , grazie ...