mercoledì 4 aprile 2012

L'amore d'un vecchio che muore.

Dell’amore non s’esaurisce il tormento,
all’amore ancora dono il mio pianto.

Oggi che bianchi ho i capelli cerco perdono per le mie colpe.
Oggi che alla mente più non chiedo ragione m’affido , col vigore d’un vecchio morente , al mio cuore.
Sento, Adele, solo il profumo delle lenzuola da poco lavate, nelle narici penetra l’odore del campo che circonda la casa , trovo nei ninnoli impolverati della scrivania la ragione di questo giorno. Niente più è concesso a un vecchio che muore.
Vedo dalla mia finestra le giornate degli altri e cerco in essi ristoro. Non conosco altro che queste mura da quando la carne ha ceduto. Impreco , più non credo.
Non conosce più vita un vecchio che muore.
Questa mattina è venuta una donna, spacciandosi per nipote mia , l’ho mandata a casa sbraitandole dietro, non l’ho vista che nelle Pasque e  i Natali . Non merita il mio tempo, il mio tempo si fa breve e Iddio solo sa quante altre ore avrò per pisciarmi addosso e sputare saliva.
Trovo pace nel ricordo.
L’altra notte t’ho sognata, eravamo in Versilia e tu mi baciavi. Ho sognato le tue carezze e le tue mani morbide sui miei palmi ruvidi e per la troppa emozione ho fatto pipì a letto. E’venuta quella badante polacca che m’hanno messo vicino. L’ho schiaffeggiata fino a che non ha pianto. Così mi sono riaddormentato nel piscio.
Vorrei tanto fumare ma non me lo concedono. Poveri illusi , cosa può fare un po’ di tabacco a un vecchio morente.
Ti ricordi come c’amavamo? Eri bellissima. Eri bellissima anche da morta.
Il bianco a tratti violaceo della tua carne cadavere creava un connubio indicibile con l’acciaio del tavolo deve eri adagiata. Ti toccai il braccio e la morte mi pareva lontana.
Tu sei morta nel fiore degli anni , io mi sono trascinato mendicando all’Eterno qualche attimo di troppo.
Amami , solo tu puoi farlo perché conoscesti l’uomo che ero prima che iniziassi a morire. Torna nei miei sogni e raccontamelo,anche io ne ho perso il ricordo. Amami , solo tu puoi farlo , fui l’ultimo visto dai tuoi occhi, baciato dalle tue labbra, sfiorato dalla tua carne. Prego il Signore di trovare con te dimora. Può uno storpio e vecchio bevitore , per giunta poeta , trovare pace dopo i suoi giorni?
E’ venuto un medico, tenta di vistarmi con quegli aggeggi infernali ma non glielo consento. Non aspetto che te, Adele.
Sento il sudore sulla fronte e le mani farsi gelide, sento i muscoli intorpidirsi, le braccia dolenti e un dolore assordante e cieco , immaginavo più dolce la morte. Non hanno rispetto. Urlano perché muoio, li maledico , non gli manco che adesso , aspetto di diventare altro. E mi tormento.
Mi ami ancora, Adele?



domenica 1 aprile 2012

Ernesto.

A chi , con affetto, ha sollecitato il mio ritorno alla scrittura.


Ernesto stava seduto al tavolino. Sfumacchiava da mattina a sera. Il fumo gli entrava nei capelli e nei pensieri che sapevano di tabacco.
Scriveva le sue storie da mattina a sera , davanti a un caffè .
Amelia era  una cameriera , bellissima. Portava i capelli raccolti in un tuppo, riuniti da tre forcine. Una camicetta di seta bianca. Un filo di perle .La carne rosa e le guance di ciliegia.
Al tavolino del caffè passava il mondo. Ernesto trascorreva le sue giornate a guardare e ascoltare.
Quando Amelia posava il grembiule , Ernesto la scrutava da capo a piedi e ad Amelia piaceva. Alle sette di sera , quando l’ultimo sole avvolgeva Firenze , Ernesto posava la penna e beveva il  caffè. Prendeva la sua cameriera sotto braccio e passeggiavano fino a che le gambe glielo concedevano , fino a che le ginocchia di Amelia non chiedevano riposo. Lei lo portava a sè come la madre stringe il figlio e lui ne sentiva il profumo mentre le  vibrazioni del suo corpo scrivevano poesie.
Quando rincasava  , Ernesto trovava la sua macchina per scrivere e il suo giradischi.
Preparava la cena.
A mezza notte l’ultimo caffè. Poi Ernesto suonava la sua macchina per scrivere. Mentre il giradischi cantava.
E di fronte Firenze e San Frediano e nient’altro. Perché niente esiste al di fuori di   Firenze , il mondo è nella mente di Ernesto.
Alle quattro apriva le finestre perché uscisse il fumo del sigaro e andava a letto. Con i vestiti del giorno, con la puzza del suo sudore, con la polvere tra i capelli e la barba incolta che graffiava il cuscino ingiallito.
Alla mattina presto Amelia passava fori casa sua e  da tre anni gli lasciava una mezza bottiglia di latte, una brioche e una manciata di sigari. Ernesto la scrutava dalla sua finestra e appena la cameriera svoltava l’angolo lui si precipitava in strada.
Questa era la vita di Ernesto , dopo un matrimonio finito male,dopo una vita di soddisfazioni aveva scelto tre cose: il caffè , la macchina da scrivere e i sigari. E una donna soltanto : Amelia.
D’estate , quando Firenze lo concedeva, avevano scopato nelle traverse di San Frediano, nella puzza di piscio , tra le mura umidicce , in mezzo ai gatti, una volta su un muretto, un’altra tra le scatole di un negozio di bottoni, un’altra ancora sulla scala della chiesetta di San Bartolomeo.
Sette anni prima Ernesto aveva capito che quella tra le sue mani non era la vita che voleva. L’aveva capito rincasando . Aveva trovato il piatto in tavola, i figli seduti ad aspettarlo , la moglie sotto l’arco della porta. Aveva posato il soprabito, aveva allentato   la cravatta  per mangiare la minestra. E i ragazzi gli parlavano della scuola  e la moglie delle amiche e la suocera del cucito. Poi s’era alzato per andare al bagno e , nel suo studio, sulla scrivania c’era un enorme lampada liberty.
Non c’era più spazio per la sua macchina da scrivere. Ora giaceva incartata , in uno scatolo.
Aveva ripreso il soprabito ed era sceso .Al tavolino d’un bar aveva ritrovato la vita.

Non c’è altra vita che quella che ti costruisci, non c’è altro amore al di fuori  di  quello che cerchi .

Seduto al tavolino d’un bar siede Ernesto, con il suo caffè , il suo sigaro e la sua penna. E poi c’è Amelia con la quale fa all’amore e che ogni mattina gli porta il latte.

sabato 4 febbraio 2012

E ora Silenzio.

Ai lettori.


Levi scrisse:

Non è bello, ma avviene: avviene che lo scrittore esaurisca il suo propellente, la sua carica narrativa, il suo desiderio di dar vita e forma alle immagini che ha concepite; che non concepisca più immagini; che non abbia più desideri, neppure di gloria e di denaro; e che scriva ugualmente, per inerzia, per abitudine, per "tener viva la firma". Badi a quello che fa: su quella strada non andrà lontano, finirà fatalmente col copiare se stesso. È più dignitoso il silenzio, temporaneo o definitivo.

E' ora momento che la penna riposi. Per il tempo che sarà necessario.

L'anno zero.


L'Anno Zero
Priorità e passioni.
Vivete d’esse. E amate, sempre , qualunque cosa accada , ovunque vi troviate, qualunque pensate che debba essere il percorso dei vostri giorni ,fatelo.
Temete che l’amore vi travolga. A ragione inizierete a temere di poter morire d’esso e allora vi starete salvando , perché chi pensa di morire d’amore  vivrà sempre , nel ricordo di chi ha amato.
Rincorrete le vostre passioni, appassionatevi, fatevi  travolgere dalla passione.
Appassionatevi agli uomini, cercate un desiderio dentro di voi, scavate. Non tutto vi sarà dato di comprendere, è giusto che sia così. Chi vive nell’incertezza è mosso dal desiderio di trovare ristoro, chi si crede nel ristoro non troverà mai incertezze e quindi stimoli a conoscere nuovi mondi.
Non cercate appagamento. Soffrite. Dovete soffrire.
Quando trovate un uomo o una donna che soffre ringraziate iddio d’avervi condotto sulla sua strada perché questi vi insegnerà cose che a chi vive di sole serenità sono ignote.
Non esiste la sobrietà. Essa è lo scudo di chi vive nel mezzo.
Non esistono vite brillanti e vite mal riuscite, carriere mediocri e percorsi folgoranti, non esiste il fallimento, esso è l’ultimo escremento delle frustrazioni dell’uomo del nostro tempo.
Nessuno può fallire finché si batte. Battetevi. Sempre. Battetevi per le vostre madri e i vostri padri, per i vostri amici e compagni, per le vostre donne e i vostri uomini, siate partigiani. Schieratevi.
Piangerete e vi tremeranno le gambe e lo stomaco vi darà tormento. Probabilmente per i vostri patemi vivrete un anno di meno, ma vivrete.
Chiedetevi se siete felici e se non lo siete cercate. Iniziate a cercare. Nella vostra mente, nel vostro cuore , in chi vi è accanto . Nessuno conosce le ragioni della felicità. Evviva Dio!
Le sole coincidenze possibili sono quelle dei treni in una stazione. Non ne esistono altre.
Non credete a chi vi parla della sorte. Stategli lontano.
Cercate le vostre priorità e non pensate di poterle trovare negli affari , nel danaro o nel successo.
Chi vi dice che non ha tempo è uomo stolto. Chi vi concede anche solo un minuto dei suoi giorni è il vero saggio.
Vivete ogni giorno come il vostro anno zero. Ripartite ogni mattina. Ogni ora. Ogni secondo. Non lasciate che i timori degli anni passati diventino i timori di quelli presenti, non saranno i fantasmi dei giorni che avete vissuto a vivere per voi. Non fatelo.
Un grande uomo m’ha detto : ora è tempo di vivere.
E’ tempo di vivere.
Lo ripeterò instancabilmente , fino a quando non mi sarò convinto che è vero , ma in fondo me ne sono convinto subito, quando ho scoperto di star vivendo davvero o forse di nuovo, perché non si vive mai davvero fino a quando non scopri d’aver vissuto a metà.
Troverai donne e uomini che ti diranno che stai vivendo a metà e forse ti ridesterai. Circondati di questi uomini e queste donne. Abbi fiducia in chi ti è accanto. La fiducia è il più grande dono dei nostri tempi. Ci è dato di vivere nell’età dello scetticismo ad oltranza, riscopri il disincanto.
Donati. Quando , alla sera, torni nel tuo letto prega di poterti risvegliare al mattino insieme a chi t’ha retto la mano il giorno prima.
Nei giorni, nei mesi e negli anni che verranno fa che sia la passione a condurti.
Parla, conosci, abbraccia,bacia Stai lontano da chi non ama. 

Quattro di Febbraio del 2012

lunedì 30 gennaio 2012

Professione di fede.



Scendi nelle piazze quando ti dicono che non serve a nulla e protesta più forte quando chi ti sta davanti non t’ascolta. Credi nella politica perché ci salverà , perché gli algoritmi hanno vita breve, le idee sono immortali. Disprezza dal profondo dell’animo tuo i maestri che s’ergono a monumento della conoscenza tua e di ogni loro allievo.
Maledici gli inetti perché , pur potendo, non hanno osato e con la loro inerzia hanno trascinato sul fondo chi muoveva i primi passi.
Non credere a chi ti dice che hai ragione , chiedigli piuttosto perchè ritiene che tu abbia ragione.
Fuggi da chi t’asseconda , cerca chi ti combatte , questi avrà mille ragioni in più di chi non ripete altre parole che le tue.
Non credere mai a chi si dice anticonformista , un vero anticonformista rifugge  dai luoghi comuni dettati dal conformismo( e tra questi il primo è proprio l’anticonformismo).
Sappi che non esistono affinità al di fuori di quelle che tu non vedi e che non puoi vedere.
Ama. Vivi amando. Amando vivrai. Senza amore non esiste vita.
Lasciati affascinare dai cantastorie ma non fidarti mai di uno scrittore.





domenica 29 gennaio 2012

Ti piace il mare?

-Non sapevo che odiassi il mare-
-Ho sempre odiato il mare-

Luca non lo sa, non può saperlo , è giusto che non lo sappia.
A dieci anni vidi per l’ultima volta il mare. Con mio padre.
Scendemmo da soli in spiaggia , c’era vento e il sole era nascosto dalle nuvole.
Facemmo il bagno lo stesso.
Papà s’arrampicò sulla scaletta che portava alla strada.
Tre colpi sordi.

-          Se vuoi andiamo via-
-          Non voglio, abbracciami-

Luca non sa che fino a qualche tempo fa non ricevevo abbracci.

***

Laura arriverà tra poco. I miei sono fuori stasera e ho ottenuto da mia sorella che mi lasciasse libera la casa. Quella stronza si è fatta pagare, in compenso m’ha aiutato a preparare la cena.
Papà m’ha prestato un portachiavi. Lo aveva con sè la sera del primo bacio a mia madre.
Ero indeciso se apparecchiare in soggiorno o in cucina. Ho optato per la seconda.
Prendo il vino bianco dal frigo. La bottiglia è gelata.
Sono le nove e inizio a tremare.
Cazzo!Controllati. Mi tremano i polpacci. Devo sedermi. E , mentre lo faccio, mi prende una fitta allo stomaco. Mi rialzo , mi guardo allo specchio, aggiusto il colletto della camicia…squilla il citofono…è Laura. Apro.

Ho le mani terribilmente sudate e quando arrivo davanti alla porta di Luca mi fermo per circa un minuto a fissarla. Tremo.
Con il tallone spingo sul tacco. Incrocio le gambe , mi mordo le labbra fino a sentire il sapore dolciastro del sangue. Poi appare Luca.

E’fottutamente bella. Devo essere diventato rossissimo. Vorrei baciarla ma non lo faccio.
Non è il caso , meglio pazientare.

Baciami..penso..baciami. No. Non m’ha baciata . Forse è meglio che non l’abbia fatto

Quando ci sediamo Laura insiste per aiutarmi. Non glielo consento.
Ho preparato il risotto ai funghi. Laura lo adora.
Glielo servo e stappo il vino.
Provo da sempre un inesprimibile piacere nell’attimo in cui il vino, naturalmente bianco, riempie il calice che diventa dorato e  il vetro s’appanna . Allora inizio a sognare.
Lei alza il calice , lo porta alle labbra, beve.
Potrei restare per ore a fissare il segno del rossetto sul vetro. A volte penso che sono queste le inafferrabili sensazioni che m’hanno fatto innamorare.

Vidi Luca per la prima volta in libreria. Era solo. Seduto al tavolino del caffè ,leggeva Pavese.
Aveva davanti a sé un tiramisù e una tazza di the.
Che tipo. Pensai.
Non riuscii a visitare nessuno degli scaffali. Presi un libro a caso e mi sedetti al tavolino di fronte al suo.
 S’alzò per posare la tazza vuota e si fermò a pochi passi da me.
-Devi essere appassionata di ornitologia- disse. Non capii poi guardai il mio libro:“Vita di coppia tra uccelli del sud America”.
Avevo pescato il volume sbagliato.

Faccio per alzarmi e servire il secondo ma Laura mi prende la mano.
Sono pietrificato.
-Lascia che t’aiuti- mi dice. Stavolta glielo concedo.
Insieme prendiamo il secondo e insieme ci risediamo.
Parliamo a lungo, poi un bicchiere di vino e poi parliamo ancora. Mi perdo e ne sono felice e tutto ciò m’inebria e mi delizia e penso che se morissi ora non sentirei dolore e sarei felice comunque.
Quando la cena finisce io l’abbraccio e ci stringiamo. E nella mia stretta sento i suoi fianchi e il profumo della pelle e le ultime fragranze della bottiglia finita che si  mescolano sulle nostre labbra.

***

Quella sera io e Laura facemmo all’amore  per la prima volta.
Di quelle ore ricordo il senso di sereno e d’eterno.
Ci giurammo che non sarebbe finita.
Quando guardo le foto di Laura non trattengo le lacrime e  faccio sempre attenzione a che Francesco non mi veda. Ha gli occhi attenti di sua madre.
Francesco era nato da due mesi e Laura aveva già perso tutti i capelli. Era ancora più bella , gli occhi erano sempre gonfi e rossi ,temeva di lasciarci soli.
Ciò accadde la mattina di un martedì. Ero all’università, avevamo entrambi deciso di continuare gli studi, decidemmo di farlo per noi e per nostro figlio. Quando mi chiamarono corsi in ospedale.
Laura aveva lo sguardo appannato. Gli occhi erano aperti per metà, faticava a respirare.
Mi accostai al letto e la fissai. Lei mi riconobbe e mi prese la mano.
Aveva ormai poche forze.
Avevo conosciuto Laura solo un anno e mezzo prima e già la stavo perdendo. Le stavo stringendo la mano per l’ultima volta , lei lo comprese subito, io l’avrei appreso solo dopo l’ultimo bacio.

-          Ricordo quel che mi dicesti la prima volta che ci parlammo … “sono una persona strana, sappilo”… fu per quello che mi innamorai di te, perché eri strano… anche la mia vita è stata  strana , tutto è stato tremendamente strano in questi vent’anni…e ora me ne vado, hai ventun’anni e hai un figlio … e ora baciami , fallo … e bacia Francesco , abbraccialo forte perché non avrà madre -

La baciai. E tacqui.


***

-          Francesco , vieni qui!Siediti , hai tutte le scarpe sporche di sabbia-
Lo prendo sulle mie gambe.
-          Qualche anno fa ero seduto qui con la mamma-
Sembra indifferente alle mie parole, guarda dritto davanti a sé, con gli occhi spalancati e sorride.
-          Ti piace il mare?-
-          Si papà, tanto-

venerdì 20 gennaio 2012

Rinascimento.

Nell'attesa impietosa
sono sprofondate
le urla
e mentre mi culla
il ristoro ingannevole
dell'ultim'ora :
scopro parole.


Non sconterò la mia pena.
Già vivo.